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MONUMENTI
A CARLENTINI
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I
Torrioni
Rimangono
ancora oggi, anche se non in buono stato di
conservazione, lunghi tratti delle cinquecentesche
fortificazioni della città, per la verità
mai completate. Lungo tutto il perimetro urbano,
nel corso dei secoli, talune abitazioni sono
state costruite su alcuni tratti delle mura,
inglobandole. A nord del nucleo urbano, in via
Nazionale, rimangono certamente gli elementi
più significativi e apprezzabili della
cinta muraria:
i torrioni.
Due di essi si trovano in corrispondenza degli
angoli di piazza Malta. Il terzo, è venuto
alla luce soltanto dopo le demolizioni degli
edifici danneggiati dal terremoto del 13 dicembre
1990.
Tre erano le porte che consentivano l'ingresso
alla città: la porta di Lentini, la porta
di Agnone e la porta di Siracusa. Nel 1556 una
lapide in marmo era murata in corrispondenza
della porta di Lentini ricordando le origini
imperiali della città e dei privilegi
che furono concessi a quanti fossero venuti
ad abitare in Carlentini.
Al 1578 risale la carta dell'impianto fortificato
e urbano della città disegnata dall'ing.
militare Triburzio Spannocchi ma, la pianta
militare disegnata dall'ing. Giuseppe Formenti
nel 1705 è una delle poche conosciute.

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Stupendo
parco, a due terrazze, che si affaccia su un panorama
che gurada il vulcano Etna, la grande piana di Catania
e l'invaso artificiale Biviere di Lentini. Originariamente
intitolato a Guido Albertelli (dotò il comune
di un progetto tecnico per condurre in Carlentini
l'acqua della sorgente S. Giovanni distante 2 Km.
dall'abitato) solo successivamente assunse il nome
di villa Belvedere proprio per lo scenario che si
apre alla vista dei visitatori.
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L'edificio,
costruito contemporaneamente alla stessa fondazione
della città nel 1551, fu completato nel
1609. Lo stile risente delle correnti barocca,
neoclassica e liberty proprio per i tanti anni
occorsi per il suo completamento. Sul prospetto
vi erano lo stemma del vicerè Giovanni
De Vega quello dell'imperatore Carlo V, che oggi
si può ammirare all'interno nella cappella
dedicata a Santa Lucia, e quello della città.
Distrutta dal terremoto del 1639 i lavori di ricostruzione
ebbero inizio lentamente alcuni anni dopo. Il
prospetto esterno fu completato nel 1913. La chiesa
ha tre navate sostenute da colonne. Di stile barocco
le pareti delle navate laterali neoclassico le
colonne della navata centrale. La torre campanaria
fu completata nel 1933 ed è alta 33 metri
la cuspide è rivestita con ceramiche di
Caltagirone.
All'interno il grande organo è stato donato
dalla famiglia Matarazzo nel 1941, prendendo il
posto di quello più antico del 1742, sempre
all'interno, realizzato con marmi di diverso colore,
è l'altare del SS. Sacramento costruito
nel 1804 e decorato da preziosi affreschi.
Nella navata di sinistra vi è l'altare
della Madonna del rosario seguito da quello dedicato
a San
Giuseppe, quindi quello dell'Addolorata. Il quinto
è dedicato alla Madonna delle Grazie ed
infine quello dedicato a Santa Rita. A destra
dell'Abside la Cappella di Santa Lucia, Patrona
della Città, il cancello in ferro battuto
risale al 1831.
Nella Cappella vi sono preziose decorazioni e,
come detto, lo stemma dell'imperatore Carlo V
con il leone rampante emblema della Città
di Carlentini. Nella navata di destra il primo
altare è quello della Crocifissione, seguono
quello dell'Ascensione, di Sant'Antonio Abate,
quello dei Martiri Alfio, Filadelfo e Cirino e
quello di San Francesco di Paola.
Chiude la navata di destra l'altare riservato
alla Fonte Battesimale. Nel grande dipinto centrale
è raffigurata l'Immacolata con la SS. Trinità
e San Michele Arcangelo negli altri due la gloria
di Santa Lucia e la pesca miracolosa. Nelle pareti
del presbiterio, infine, altri due dipinti: il
martirio di Santa Lucia e l'apparizione della
Madonna di Lourdes. Di recente, a causa del terremoto
del 13 dicembre 1990, la Chiesa è stata
restaurata mettendo ancor più in risalto
la bellezza dei vari dipinti ed affreschi.
Inaugurato
il 26 luglio 1946 in memoria degli 88 militari
carlentinesi caduti in guerra. L'opera fu realizzata
dal prof. Torquato Tamagnini, direttore della
casa "Corinthia" di Roma, ed è
in travertino con un angelo nell'atto di baciare
un soldato e i fregi in bronzo.
Per la costruzione è da menzionare la generosa
contribuzione dei concittadini residenti nella
cittadina di Omaha in Nebraska. Il marmo proviene
dalle cave toscane di Asciano.
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La
chiesa convento, unica ad essere ricostruita dopo
il terremoto del 1639, è stata aperta al
culto soltanto nel 1946 con l'arrivo a Carlentini
di una comunità di Padri Carmelitani. E'
ad un'unica navata, all'interno si conservano un
Crocifisso di pregevole fattura e l'organo a canne
del 1742 (che occupava lo spazio sopra l'Altare
Maggiore della Chiesa Madre). Il portale è
del 500 e alle estremità è arricchito
da due altorilievi raffiguranti San Francesco e
San Bernardino. Il chiostro annesso alla Chiesa
dopo la sospensione degli ordini religiosi, avvenuta
nel 1886, è stato occupato prima dai Carabinieri,
poi dalle scuole. Attualmente è chiuso a
causa del terremoto del 13 dicembre 1990.
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Moderna struttura in cemento armato, la nuova
parrocchia fu istituita il 3 dicembre 1961 dall'Arcivescovo
di Siracusa mons. Ettore Baranzini. Nel 1968 iniziarono
i lavori di costruzione e il 3 dicembre 1974 fu
consacrata al culto. L'edificio è a navata
unica con a destra la cappella del SS. Sacramento.
All'interno vi sono decorazioni su legno eseguite
nel 1982. Sulla parte frontale, sopra l'Altare
Maggiore, una grande composizione ottagonale con
il volto di Cristo ed attorno otto motivi che
richiamano il mistero Pasquale
di cristo annunziato dai Profeti e descritto dagli
evangelisti (Matteo, Marco, Luca e Giovanni).
Nella navatella penitenziale è raffigurata
la via Crucis a destra infine due dipinti che
raffigurano: il primo la Famiglia di Nazaret sotto
la protezione di Sant'Anna il secondo i due Patroni
d'Italia San Francesco e Santa Caterina da Siena.
Nella Cappella del SS. Sacramento l'opera in cemento
armato raffigura il mistero dell'Eucarestia. La
torre campanaria, posta all'esterno, è
alta 13 metri.
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A
pochi metri da Piazza Diaz, percorrendo verso
nord via Cavour, si giunge alla piccola chiesa
di San Sebastiano ricostruita dopo il terremoto
del 1639. L'edificio solo recentemente è
stato ristrutturato modificando l'originaria semplicità
della linea architettonica della struttura. E'
ad un'unica navata, sopra l'Altare Maggiore la
cappella che conserva il simulacro di San Sebastiano
risalente agli inizi del 700. Gli unici due altari
sono dedicati, quello di sinistra a San Giuseppe
Giusto quello di destra a San Biagio. Appena entrati,
subito a destra, un dipinto raffigurante Santa
Lucia e a sinistra una scultura raffigurante il
Cristo Crocifisso.
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Casa
Museo
Struttura,
il cui progetto porta la data del 20/03/1871,
realizzata per contenere provviste di acqua potabile,
ristrutturata negli ultimi anni ai fini culturali.
All'interno è allestita una ricca ed interessante
esposizione di reperti paleontologici di origine
siciliana. L'esposizione dei numerosi reperti
fossili offre opportunità comune di approfondimento
e conoscenza dei primi essere vissuti sulla superficie
terrestre nel corso dei tempi geologici, parzialmente
conservati nelle rocce sedimentarie sotto forma
di fossili.
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Palazzo
Comunale
Sulla
Piazza A. Diaz, che si trova al centro dell'abitato,
si affaccia il palazzo comunale.
Struttura degli
inizi dell'ottocento che ospita alcuni uffici e
la rappresentanza della Municipalità. L'edificio
è stato modificato e abbellito nel 1876,
ampliato dal Sindaco Comm. Carmelo Scavonetto verso
la fine del secolo. Sul prospetto, interamente in
pietra bianca, sopra l'ingresso principale, vi è
raffigurato il "leone rampante" sormontato
da una corona, simbolo della Città. La Casa
Comunale danneggiata dal terremoto del 13 dicembre
1990 è stata recentemente consolidata e restaurata.
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Moderna struttura con una capienza di 400 posti
utilizzata per convegni e per rappresentazioni teatrali
e culturali. Utilizzata anche come aula per le riunioni
del Consiglio Comunale. Adiacente alla struttura
vi è la biblioteca comunale "XXV Aprile"
contenente numerosi volumi.
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Chiesa
S. Maria di Roccadia
Quadro
Maria Santissima del Melograno
Secondo
gli storici cistercensi, la Regio Abbazia di Santa
Maria di Roccadia viene fondata, "alla parte
estrema ad oriente della collina di Carlentini
in un poggio che il popolo chiama Cummintazzu"
nel 1176 come filiazione dell'Abbazia di La Sambucina
in Calabria.
Probabilmente preesisteva come abbazia benedettina
e ad essa il conte Ruggiero avrebbe donato una
icona ancora esistente.
Il più antico documento che parla dell'abbazia,
risale al 17/03/1220 proveniente da Viterbo e
donato da Papa Onorio III. In quel periodo, secondo
il volere di Federico II, i monaci dell'abbazia
di Roccadia avrebbero dovuto trasferirsi ad Agnone
in Contrada Murgo, presso la nuova Basilica del
Murgo, i cui lavori non furono ultimati. Della
Basilica del Murgo, a poche decine di metri dall'arenile
di Agnone Bagni, rimangono ancora oggi il perimetro
murario e la parete sud, alta circa tre metri;
e ben visibile inoltre la parte bassa del portale.
L'Abbazia di Roccadia viene parzialmente distrutta
durante la lotta tra Federico II e il papato ma
restaurata nel 1236, un altro restauro lo subisce
nel 1408 a causa del crollo di una parte non ben
precisata.
A causa del terremoto del 1639 il convento di
Roccadia viene completamente distrutto. I monaci
non potendo riedificarlo a Lentini si trasferirono
a Carlentini dove comprarono i ruderi del Monastero
della Concezione e vi fabbricarono il nuovo convento.
Solo successivamente l'edificio, insieme ad un
vastissimo feudo, fu conprato dal barone Giovanni
Riso da Palermo che ne fece una residenza nobiliare.
Oggi del sontuoso palazzo e dell'annessa villa
Maria Luisa rimane solo lo scorcio della piccola
chiesa di Roccadia. Recentemente, dopo i restauri
a causa del terremoto del 1990, la piccola chiesa
è stata riaperta al culto.
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